I Sotterranei dell'Arte |
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SENTENZE TRACCE SUONI DI COLORI IN TRANSITO ELIO BONETTI, OPPY DE BERNARDO, FIGINI-RAGGENBASS maggio - giugno 2003 ….È decisamente appropriato che questo lamento, cantato nei drammi satirici arcaici, sia stato udito di nuovo nel momento esatto in cui siamo stati colpiti da una pioggia di fuoco dal cielo, e in cui una tragedia di cui non si riesce a vedere la fine è iniziata per noi. Gore Vidal da “Le menzogne dell’impero e altre tristi verità” Fazi Editore |
| Alcune Opere | |
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EU (Essere Umano per gli amici), ha violato le leggi di una tranquilla concezione della vita e per conseguenza si è trovato in un territorio criptato e astruso. Impugnando delle chiavi dotate di poteri artistici, ha aperto dei portali di un mondo intenso. Corporazioni di poteri assassini, congreghe di ladri associati per ladrocinii globali, bande di alto bordo per stupri ricercati nei territori delle risorse del mondo, associazioni per delinquere nella “memoria-cultura” dell’umanità sono esclusi da questi luoghi dell’utopia solidale e non arrogante. EU sogna e si permette di riunire idee che riguardano l’incompiuta della vita, cammina dove ci si può permettere degli sgravi nel “mal di vivere” per vivere il “meglio possibile”. Ricerca dei tempi in cui il valore dell’arte si misura, non con degli indici economici legati alla tracotanza orripilante delle borse, ma con i sentimenti che l’anima non inquinata può percepire. Sentenze, tracce, suoni di colori, in transito nei sotterranei dell’arte, sono forze e magnetismi e musica che diventano la scenografia delle emozioni. Il solito teatro dell’umanità che, irreversibilmente, si protrae all’infinito si rappresenta davanti a spettatori che sono abitati dal senso di colpa. Spettatori che privilegiano l’esigenza dell’apparire di fronte allo scomparire. EU non crede che i giochi si possano concludere grazie alle menzogne, fatte leggi, di vari imperi paranoici, ma crede che i giochi si alimentino grazie al boccheggiare dei poteri che devono viaggiare sulle ali dello sgomento e dell’epurazione, perché la loro unica risorsa è “colpire e terrorizzare”. La storia dell’arte e l’artista rispecchiano, dalla notte dei tempi, l’andamento della Madre-Terra, incazzandosi e adagiandosi, mettendosi all’opposizione o cercando connivenze. Certe volte gli artisti sono stati travisati dai raccontatori della storia e incorniciati da bisogni per giustificare eventi e giullarate. Per fortuna, per ironia della sorte, perché è così e basta, l’arte resiste e si tramanda e a tanti disturba che la verità sia molto più forte della morte… e che scombussoli il senso dello sguardo, del pensiero, della forma e del linguaggio. Elio sfida i vuoti del tempo con il colore, in un duello che si protrae sulla figura, spogliandola del surplus espressivo, sintetizzando la forma in un’entità che naviga negli emisferi dello sguardo. La lettura dell’immagine esonda dagli argini di uno spazio imposto, taglia i traguardi con un movimento di segni sovrapposti. I segni si spostano e sfuggendo talvolta alla mano “segnatrice” vivono di vita propria. Eu sorride alla situazione in cui Elio è costretto a non fermarsi, a seguire l’impulso quasi elettrico ed eclettico nel quale trova la nascita delle forme-persone. L’immagine si ferma, improvvisa, al suo emergere; i colori sono apparsi, il segno e compiuto… Elio ricomincia il percorso… Oppy imposta i tumulti della vita riassestando i colori della cenere nella luminosità di un bianco-neve, crea paesaggi dove il paesaggio non esiste e costruisce una morfologia dove lo spazio-forma si gestisce un’autonomia di contenuto. EU è complice con questo porsi in modo “selvaggiamente ordinato” con cui Oppy si confronta con la materia-pittura. Una pittura dove la “trance” di una musica multietnica approda sulle spiagge del segno e le tracce di un passato si concentrano su materie varie. Le forme nel caso concepite e nel caos affermate migrano in stagioni dedicate alla creazione, contro una concezione blasfema della vita. Figini-Raggenbass installano le interiora dell’esistenza in un connubio di suoni, oggetti e concetti nel passaggio in cui il colore transita, tra sangue e vuoti di storia. Metafore disumane, svelate senza pietà, caratterizzano lo spazio. Tranelli sonori, ombre e supposizioni si scambiano l’abito con le certezze, invertono l’asse di lettura della realtà a dipendenza del “file” inserito nel cervello nell’attimo in cui si arriva nel loro giardino segreto. Le sensazioni tornano allo stato primario dove strati di memoria sono strappati dai ricordi. Nell’istallazione serpeggia un senso di incertezza dove pulsa il moto della resistenza. L’Essere Umano (EU per gli amici) percepisce in “sentenze tracce suoni di colore in transito”, un assemblamento ad ampio spettro di luoghi di lettura per depositare o attizzare delle riflessioni (certe volte ottuse per ignoranza) sul Bene e sul Male, sul concetto delle giuste cause, sulla follia del Pianeta-Terra che sembra stia trasformandosi in una tomba preventiva. ( Nando Snozzi, terra degli scorpioni,aprile 2003 ) |